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Google Ads, nome dell’azienda diverso dal sito: cosa cambia
Da ottobre 2026 negli annunci Google il nome dell’attività può essere diverso dal dominio, ma solo a tre condizioni. Chi ne beneficia e chi resta escluso.
A cura di meravigliä Lab
3 min di lettura
In questo articolo
Se fai pubblicità su Google, negli annunci compaiono il nome e il logo della tua attività. Finora quel nome doveva in genere corrispondere al dominio del sito su cui porta l’annuncio. Il 1° ottobre 2026 Google ha pubblicato un aggiornamento delle sue norme editoriali: da ottobre sono ammesse differenze tra nome e dominio, ma solo in casi limitati.
In breve
- Cosa: il nome dell’attività negli annunci può essere diverso dal dominio della pagina di destinazione.
- Quando: ottobre 2026, senza una data unica per tutti gli account.
- A quali condizioni: tre, tutte insieme (brand vero, legame verificato con il dominio, prodotti venduti su quel sito).
- Chi è escluso: rivenditori, intermediari di prenotazione, affiliati e venditori secondari.
Le tre condizioni, una per una
Secondo l’annuncio ufficiale di Google, l’eccezione vale solo se:
- Il nome rappresenta davvero il tuo marchio: è il nome con cui le persone conoscono la tua attività, non una parola chiave o uno slogan.
- C’è un rapporto diretto e verificato tra te (l’inserzionista) e chi possiede il dominio. Non basta che il sito parli del tuo brand o venda un tuo prodotto.
- I tuoi prodotti o servizi si comprano o si richiedono direttamente su quel dominio.
A chi può servire
Qualche situazione tipica in cui la regola nuova può fare comodo (sempre se le tre condizioni sono vere):
- un’azienda che ha un marchio commerciale diverso dal nome del dominio, per esempio un dominio storico o di gruppo;
- un ristorante o un negozio conosciuto con un nome, che usa un sito con un indirizzo diverso;
- una rete in franchising in cui il punto vendita pubblicizza i servizi sul sito della rete, con un rapporto diretto e verificabile con chi lo gestisce.
Chi non può approfittarne
Google è esplicito: rivenditori terzi, intermediari di prenotazione indipendenti, affiliati e venditori secondari non possono usare come nome dell’attività il solo nome del marchio, del servizio o della struttura che propongono. Un portale che vende soggiorni in un hotel, per esempio, non può presentarsi negli annunci con il nome dell’hotel.
Cosa fare adesso
- Controlla nome e logo delle tue campagne (gli “asset” con le informazioni sull’attività): sono quelli con cui i clienti ti riconoscono?
- Verifica il dominio delle pagine di destinazione: se è diverso dal nome, assicurati che le tre condizioni siano vere e dimostrabili.
- Completa la verifica dell’inserzionista in Google Ads, se Google te la chiede e non l’hai ancora fatta: dice a Google chi c’è dietro l’account.
- Se un nome viene rifiutato, non cambiarlo a caso: controlla le condizioni e, se servono, prepara i documenti che provano il legame con il dominio.
In breve, cosa fare
È una piccola apertura, non un liberi tutti: il nome negli annunci deve restare il tuo brand vero, collegato in modo verificabile al sito dove vendi. Se gestisci le campagne da solo, è il momento di ricontrollare nome, logo e domini. Se vuoi una mano, guarda come lavoriamo sull’advertising digitale e sulla lead generation. Ti può interessare anche la novità sui termini commerciali di Meta per i siti delle aziende.
Fonti: Google, “Update to Editorial Policy (October 2026)”, 1° ottobre 2026 (support.google.com); Ninja (ninja.it). Le norme possono cambiare: verifica sempre la pagina ufficiale.











